VoodooGirl in odore di muffa
secondoround in odore di muffa
VoodooGirl in odore di muffa
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visitato *loading* volte
i giorni sono vuoti.
bolle vuote che ognuno cerca di riempire come meglio crede,
o come meglio può.
alcuni possono pure ingegnarsi per continuare a riempirli,
in modi sempre diversi,
tanto quelli rimangono sempre vuoti.
così si formano le settimane.
vuote anch'esse,
formate, come sono, da giorni.
e così anche i mesi e gli anni.
e si può guardare un anno,
come in una grossa bolla trasparente.
e vederci tranquillamente attraverso,
come una finestra appena pulita.
...è un po' morire...
tornare,
accanimento terapeutico.
capace di portarsi dietro
ricordi di una dolcezza spietata, insensibile.
capace di toglierti il sonno,
a maledire il presente,
dagli occhi vacui che chiedono clemenza,
che tanto il danno è fatto.
in momenti di lucidità
sarebbe meglio farne una pira,
dei ricordi
e dar loro fuoco.
quando ti parlo,
mi riempio i polmoni di fumo.
fino all'ultimo alveolo,
imbrattati di una coltre di malumore.
il tutto filtrato col mio sorriso,
che ancora non ho capito quanto è vero e quanto non lo è.
certi ritornelli mi si stampano in testa.
è dura levarmeli,
un po' come scardinare le convinzioni.
o le convenzioni.
come capire che è solo una linea sottile
che separa il riso dal pianto.
fino a ieri avrei bollato come "banale" una frase come questa.
invece stasera mi sono dovuto ricredere.
sono dispiaciuto.
e voglio bene.
qualche tempo fa,
non credevo avrebbe nevicato così tanto.
la neve si impone all'improvviso,
ma è timida.
a volte non serve un sole cocente per scioglierla.
basta un po' di cinica pioggia
per cancellare la magia che voleva portare.
cotone monotono.
jeans dilaniati dal tempo.
eppure non ricordavo,
evidentemente non osservavo bene,
non ho mai notato tanta differenza.
almeno ora è libero.
"uff, che pochezza..."
scopro i piaceri del caffè col cognac,
l'insana allegria che precede l'arrivo della tazza non è un buon segno.
alcuni gesti colpiscono a fondo,
mi piacerebbe essere ancora capace di coglierli,
non solo assistervi attonito.
appunto buoni propositi,
continuo a vivere,
guardo l'ora
e la vedo.
vederti agonizzante mi riempie di gioia,
avessi benzina
libererei una scintilla.
alle volte ci vorrebbe proprio la parola "fine",
un fotogramma che nella vita non c'è mai...
e purtroppo direi.
anni fa feci una scelta.
ai miei occhi scontata, dovuta.
forse non era così.
ho trovato un motivo per l'insoddisfazione.
ora è finito
e mi ripeto:
tutto è bene ciò che finisce.
la felicità dura giusto un attimo,
l'attimo prima di aprire gli occhi.
è la voglia,
quella che mi manca.
sembra uno sforzo disumano,
quello che mi chiedo.
è un obbligo che ho amato,
quello che mi impongo.
dopo un litigio,
posso sentire ancora il calore
delle parole sferrate, nell'aria della stanza.
bel sesto senso di merda.
il tempo permette di sorridere anche sulle cose peggiori.
onora i morti,
almeno loro non possono deluderti.
un anno fa,
di questi tempi,
cominciava il mio anno bisestile.
un anno allungato,
a dirla tutta.
speriamo non diventi un biennio.
un biennio bisesto.
io mi faccio problemi.
metto insieme i pezzi
e li costruisco,
come il lego.
e i pezzi non bastano mai,
chè vorrei problemi sempre più grandi.
al contrario,
quando il problema c'è
e grande,
amo smontarlo
in tanti piccoli pezzi,
così da avere davanti ogni volta problemi irrilevanti,
studiarli e scoprirli,
immeritevoli di una qualsivoglia apprensione.
eh, si, sono una persona strana (alle volte).
vorrei scriveste più spesso,
(ovviamente riferito a quelli qui di fianco)
visto che tardano ad arrivare (buone?) nuove
scrivo io.
annaffio di birra i miei pensieri
(immagine da giovane debosciato, per questo insopportabile)
ho nostalgia di bayonne.
avrei potuto essere uno psicologo,
forse uno di coppia.
per mia fortuna non lo sono,
questo mi rende pieno di gioia.
non scrivo.
come non faccio molte altre cose che dovrei (e mi piacerebbe) fare.
forse riesco ad andarmene.
spero di godermela.
oggi, boccheggiamento pomeridiano,
in una macchina a dir poco rovente
canto stanco ma potente,
strascicato ma sentito.
e non sentito solo da me,
ma anche dai vicini di coda,
dal momento che i finestrini erano abbassati e urlavo come un asino.
"hommage à violette nozières" cantata con divertimento,
e giusto per non sembrare supponente,
la canzone precedente era "non succederà più" di claudia mori
e la cantavo con la stessa convinzione.
claudia come demetrio?
tutto può essere con questo caldo.
sembra sempre che la gente abbia capito tutto della vita.
per questo esigo sempre spiegazioni.
"Registravamo in un piccolo hotel di Atlanta e davamo ai cantanti un dollaro al giorno per mangiare e per pagarsi la stanza in un altro piccolo albergo.
Poi trascorrevamo la notte passando da una stanza all’altra, dove i cantanti aspettavano, e decidendo chi fra loro preferire e scegliere fra le canzoni che sapevano.
Non potevi proporre tu canzoni perché non erano in grado di impararle, il loro repertorio consisteva in otto o dieci brani che eseguivano bene ma che era tutto ciò che sapevano.
Così una volta scelti i pezzi migliori del repertorio di un uomo, avevi concluso con lui come artista. Questo era tutto ciò che si poteva fare, un lavoro di selezione di ciò che di meglio c’era.
Potevi ottenere due pezzi o sette, otto, però tutto avveniva in quel preciso momento, in quella stanza.
Li salutavi e loro tornavano a casa. Avevano fatto un disco e per loro ciò era la cosa più vicina a diventare presidente degli Stati Uniti che potessero immaginare."
(Frank Walker)
a caso,
prendo un libro.
a caso,
ne apro una pagina.
a caso,
ne leggo una riga.
"Genova è ricettiva come il ventre di una mignotta..."
(Sergio Bardotti)
senza particolari motivi
e senza apparente significato.
il timore inizia ad esistere
non appena si riesce a dargli un nome.
quindi ti si para davanti,
a gambe larghe,
immobile
di fronte a te,
a scrutarti impunemente.
così che,
anche levando lo sguardo,
tu non possa dimenticarti della sua presenza.
avere pazienza è perdere tempo.
è perdere.
"va beh, pazienza..." e hai perso.
avere il passato in bocca
e non riuscire a decidersi
se mandarlo giù o meno.
anche questo è perdere tempo.
e il tempo rende grati,
graziosi,
gravosi.
il fastidio è un boccone davvero impegnativo da mandar giù,
soprattutto se è un periodo in cui bisogna solo temporeggiare.
riflessione estemporanea:
per fortuna non ho fatto il dams.
almeno posso visitare luoghi in cui
la mia presenza è quantomeno improbabile.
luoghi in cui gli uomini,
come le donne,
vanno in bagno a coppie.
o forse era solo la coca.
quindi muovo piccoli tasselli,
nella speranza (credo ottimisticamente fondata)
che cambi questo recente disegno.
eppure poi mi basta poco,
una frase ovvia ma di una gentilezza rara
o un sorriso,
neanche troppo complice,
ma può bastare.
è stato un po' come prendere una boccata d'aria
dal cavalcavia di una statale affollata.
ora tossisco,
domani ricomincerò da dove ho lasciato.
sestine di gocce,
guardo la pioggia rada appoggiato al muro.
evado incombenze,
maledico il cellulare (di nuovo).
ingoiare il rospo è ancora più difficile se si deve fingere tutt'altro.
essere sordi e ciechi aiuterebbe alle volte,
o forse solo stupidi.
accontentiamoci di complimenti malcelati
o forse solo fraintesi.
sono fastidi passeggeri,
innocui, a mente lucida.
ciononostante il volante incassa l'ennesimo jab.
fortuna che c'è il volume:
"20th century toy, I wanna be your boy..."
ultimamente ricevo sempre messaggi doppi,
quelli che non rientrano nei canonici 160 caratteri.
beh, è un male.
in linea di massima,
se si usa un messaggio per qualcosa che non rientra nei caratteri
vuol dire che sarebbe bene dire quella cosa a voce.
e invece no.
i suddetti messaggi arrivano sempre col buio,
arrivano tardi,
quando i negroni sono già andati
e la benevolenza è solo un ricordo.
per questo
non trovo niente di meglio
che scrivere qui,
invece che rispondere.
il parabrezza ha segni di tergicristalli sporchi.
il sole si riflette insistente nei solchi.
non che il rumore fosse assordante,
ma continuo e lamentoso.
decido di abbassare il volume.
ma l'autoradio era spenta.
schizofrenia.
alle volte sembra quasi di poterla accarezzare,
come se fosse interessante.
caricare e scaricare non fa per me.
l'assenza di una benchè minima preparazione atletica
alla lunga mostra la corda.
cancelli automatici (ma non del tutto),
rotelle inutili,
gradini troppo alti,
cavi che intralciano.
posticipare gli impulsi,
per vederne la reale dimensione.
ci sono sere in cui gli interrogativi sono pesanti nuvole
e gravano sulla testa d'ognuno allo stesso modo,
o almeno così pare.
avrei nostalgia del tuo stretto cappotto?
mattinata iperglicemica.
ma col sorriso,
devo ammetterlo.
un pomeriggio di freddo secco.
l'asfalto arido come il deserto.
potrebbe dare ispirazione a occhi abituati a bere.
purtroppo non per me,
ho occhi troppo sottili.
mia nonna sente poco e forse anche io.
non ha bisogno di sentir "salire" il caffè.
sente il tempo.
io invece,
gioco coi tempi,
li mischio,
ma il risultato rimane lo stesso.
insensato.
"me ne frego di dio, me ne frego del demonio,
me ne frego dei sacramenti, me ne frego di te!"
metto ordine,
o almeno ci provo.
mattinata intensa,
ci voleva.
piove (governo ladro).
varco la soglia
e nelle mie cuffie c'è luigi tenco.
decisamente di un altro tempo rispetto agli astanti.
il mio cielo è greve,
il mio sorriso è lieve.
subito dopo la sbandata.
apro la portiera,
guardo l'erba che mi circonda,
erba alta,
in attesa delle cure di qualcuno.
mi permetto di sentirmi al sicuro e salvo,
potrei anche sbagliarmi (e questo è il bello)
ma spero di aver ragione.
ascolto musica inconfessabile,
e non provo vergogna.
nel buio.
pedalo.
sembro un rapinatore d'altri tempi,
peccato non avere un passamontagna.
nero, che domande.
nessuna luce,
solo il rantolo a segnalare la mia presenza.
alla fine doveva capitare,
se c'è sempre una seconda volta,
la prima è un passaggio obbligato.
forse era solo per spazzare via quella polvere,
su cui ormai mi ero abituato a disegnare.
piccole figure, dalla vita brevissima.
riempivano attimi, pomeriggi, serate,
e poi svanivano, nel grigiore che mi è tipico.
ciò non significa che sia cambiato qualcosa,
anzi.
ma mi riservo di attendere.
parole sentite troppe volte per emozionare.
un po' come la favola di "al lupo al lupo".
il lupo, se esiste, non fa più paura.
reiterare la finzione può farla diventare realtà.
baciare la propria insensibilità.
non provare niente.
assolutamente niente.
se non paura.
nessuna parola,
solo un sorriso.